L’ultima puntata della seconda stagione di House of the Dragon è storia ormai. Ci aspettavamo tutti, sin dalla prima puntata, l’esplosione della guerra su draghi e così non è stato.
Non che sia un problema eh, si sono concentrati su altro, sulla costruzione dei personaggi. E a dir la verità abbiamo visto anche qualche drago, tra la quarta puntata con la lotta tra Vaghar, Meleys e Sunfyre, e la famosa “semina rossa” della settima.
Poco rispetto al previsto e pochi conflitti tra personaggi. Solo tanta costruzione. Ma costruzione di cosa?
Di personaggi complessi. Prendiamo due esempi lampanti, uno per parte.
Daemon
Partiamo da Daemon, di certo non il miglior personaggio della stagione. Eppure la scelta che è stata fatta per lui è stata quella di renderlo più complesso e dinamico.
Nella prima stagione Daemon era un personaggio molto affascinante, ma statico. La sua caratterizzazione affondava le radici in quella di un comune shapeshifter misterioso, di cui lo spettatore non conosce le mire. Nel finale della stagione uno, con la scena della corona di Vyserys e il sostegno a Rhaenyra, ci rendiamo conto che Daemon è sempre stato dalla loro parte. Un po’ come Piton in Harry Potter, un personaggio misterioso, ma statico nelle intenzioni e nella crescita.

Come dicevo, nella seconda stagione hanno cambiato rotta con Daemon. Attraverso il suo viaggio ad Harrenal è diventato un personaggio dinamico. Mette in discussione se stesso (forse è un po’ forzato a farlo), affronta i suoi desideri più reconditi, parla direttamente con i suoi traumi, ai quali risponde con violenza, caos, fuoco e sangue.
Piano piano Daemon impara a mettere da parte l’impulsività e lo scherno verso “l’analisi di sé”, supera la prova della corona, manifesta nei suoi sogni il rispetto verso Viserys e l’amore verso Rhaenyra. Cresce. Compie un arco di trasformazione. E così Daemon è un personaggio dinamico che per forza di cose dovrà passare da un cammino di redenzione.
Le modalità attraverso cui si è compiuto questo arco sono discutibili, forse noiose e lente. Magari anche scontate con lo stratagemma del sogno. Ma questo non toglie che Daemon sia cresciuto e abbia fatto i conti con la sua complessità, pronto per l’azione.
Aegon
Secondo me il personaggio migliore della stagione. Se potessi consegnare delle coccarde per il premio ogni stagione, sarebbe passata da suo padre Viserys nella prima a lui.
Aegon è complesso, forse anche più di Daemon. E non l’avrei mai detto. Ci viene mostrato prima come ragazzo non considerato dalla famiglia, messo in secondo piano dal padre e dalla sorella maggiore, l’erede designata. L’unica persona che sembra ricordarsi di lui è la madre Alicent che cerca di comandarlo a bacchetta dalla prima stagione, per lo più rimproverandolo per le sue azioni sconsiderate.
Lui si sfoga facendo il bullo con suo fratello, sollazzandosi nelle case di piacere e bevendo tutto il vino di Approdo del Re.
Ecco che nella seconda stagione arriva l’arco di trasformazione. Ancora una volta da statico a dinamico. Aegon diventa re, la cosa gli piace perché ha la possibilità di dimostrare il suo valore, anche se non ha la minima idea di come si faccia a regnare (e grazie, nessuno gliel’ha mai insegnato). Si rende conto della sua condizione, dei suoi traumi, del senso di inadeguatezza, il senso di colpa nei confronti della madre, la sensazione di essere fuori posto. Prende il suo drago e sfoga tutte le sue frustrazioni.
Agisce e così inizia il suo arco di trasformazione. Questo sarà un arco di trasformazione più tortuoso. Insomma, Aegon ha dovuto pagare a caro prezzo la sua “maturità” con il fuoco di drago che lo ha reso invalido per il resto dei suoi giorni, ustionato in faccia in una forma che ricorda la malattia del padre Viserys (sarà voluta la somiglianza?). Adesso è costretto a letto, costretto ad affrontare i suoi traumi. Come gli ricorda Larys Strong, gli è rimasta solo la mente.
Conclusioni
La stagione che prometteva fuoco e sangue ne ha restituito poco. In compenso ci ha dato molto dal punto di vista della crescita e le serie belle si nutrono di questo. Lo spessore e l’umanità dei personaggi è molto più importante di altri aspetti, sì anche più dei fighissimi draghi, che comunque abbiamo visto.
Io ho parlato di Daemon e Aegon, ma si potrebbe parlare del lavoro svolto con Rhaenyra, non senza qualche difficoltà, ma comunque portato a termine in quanto a profondità. Così come Alicent che ha un arco di trasformazione decadente, non di crescita, ma di totale ribaltamento dei suoi assetti valoriali, il che la costringe a rinnegare i figli. Non facile, forse impossibile, ma ancora una volta: dinamica. Di Aemond nemmeno a parlarne, i suoi traumi sono evidenti.
Hanno dato spessore e dinamicità anche ai personaggi secondari: Jace, Baela, Rhaena, Alyn e Addam “Velaryon”, Haelena, Ugh il Fabbro. Hanno tutti una complessità, anche minima.
Quindi, sì, tirando le somme House of the Dragon 2 non ci ha dato quello che ci aspettavamo, ma ci ha dato molto altro, non solo altrettanto apprezzabile, ma propedeutico per ciò che vedremo. Tra due anni. Accidenti.

