Fino a che punto saremo disposti a sottostare al mercato?
I servizi di streaming sono un fenomeno in crescita. O meglio. I servizi di streaming stanno prendendo consapevolezza di sé, del ruolo quasi imprescindibile che svolgono nella società e nella vita di tutti noi.
Non ci riferiamo solo al calcio, ma anche a tutte quelle piattaforme che dominano i momenti “morti” della nostra giornata, da Netflix a Now Tv, passando per Disney+ e Amazon Prime. Esistono dei colossi, con i loro colossali palinsesti e le loro colossali proposte audiovisive che sembrano praticamente irrinunciabili agli occhi del consumatore medio.
Sembrano così succulente le proposte di questi colossi che l’intrattenimento sembra aver scavalcato l’immaginario muretto del “momento morto”, ma pare far suo un maggiore spazio della nostra giornata. Prima il momento morto diventa di 5 minuti più lungo, poi di 15, poi ti ritrovi 6 ore davanti ad uno schermo a vedere la 13esima puntata di una serie tv nuova che ti sembra la cosa più importante del mondo in quel momento.
Tutto è intrattenimento e questo fenomeno ha una portata spaventosa. Comunque al di là di queste considerazioni, che magari potranno essere oggetto di un’altra riflessione, quello su cui voglio soffermarmi oggi è un altro punto: la consapevolezza del fenomeno.
Perché sì, come accennavo prima, questi colossi hanno la consapevolezza di occupare un posto di lusso nella vita di tutti i consumatori e devono preoccuparsi più che altro della competizione interna tra colossi, non tanto dell’intrattenimento in sé che ormai segue logiche ben testate e collaudate.
E questa consapevolezza è potere.
Il potere di Dazn
Prendiamo il caso di Dazn, la piattaforma di streaming che offre la possibilità al consumatore medio di calcio in Italia di guardare non solo le partite della sua squadra del cuore, ma anche di restare aggiornato su tutto il mondo del calcio.
Volendo, non si ferma solo al calcio, la sua offerta prende in considerazione il basket, l’hockey e tanti altri sport. Insomma, nulla da dire, un vero e proprio must per chi ama lo sport.
E, come dicevo prima alla stregua dei colossi dello streaming come Netflix, Dazn è consapevole del suo potere.

Sa che non esiste in Italia un vero e proprio competitor, in grado di pareggiare la sua offerta. Un vantaggio questo anche sulle altre piattaforme di streaming classiche come Netflix per l’appunto, che comunque deve fare i conti con palinsesti simili.
Dazn ha potere, ne è consapevole e allora che fa? Aumenta i prezzi. Mette il consumatore davanti alla scelta: pago tanto o rinuncio alla mia passione? Scelta difficile. Ma Dazn ha il potere di farlo.
Qual è il limite?
Seguendo questa logica e considerando il calcio come la terza istituzione più importante del nostro paese, il che rende molto difficile il “disamore”, potrebbe sembrare che non esistano e non possano esistere limiti.
Eppure qualcosa sta succedendo. La prima giornata di campionato appena disputata è stata vista da meno di 4 milioni di persone su Dazn, con picchi alti in alcune partite di interesse generale (come Juventus-Como) e picchi bassi di altre partite meno coinvolgenti (vedi Empoli-Monza e il suo noiosissimo 0-0).
Il dato ci dice che gli ascolti sono in calo rispetto all’anno scorso, quando il piano d’abbonamento era più sostenibile economicamente. Quindi cosa vuol dire?
Si tratta di un caso? Forse.
Ma forse è stato scoperto un limite. Un muretto troppo alto che Dazn ha avuto l’ardire di scavalcare. Troppo alto. Quando si mettono dei consumatori davanti a una scelta (o me o niente) bisogna ricordarsi che si possono trovare altre vie, non sempre legali, magari.
Insomma, Dazn potrebbe aver esagerato nella gestione della consapevolezza del suo potere e non so chi avrà ragione in futuro. Quel che è certo è che un monopolio nel settore dell’intrattenimento (soprattutto se sportivo in Italia) lascia molto potere economico in mano di pochi, senza considerare altre tipologie di potere, come quello comunicativo in primis.
Il muretto siamo noi, consumatori abituali. Sta a noi fissare il limite oltre il quale non si può più saltare. Abbiamo dato corona e trono a qualcosa, ma un re deve fare sempre i conti con il popolo. Occhio all’abuso di panem et circenses.

