Si chiama Herbert Kickl il leader del Partito della Libertà austriaco (FPÖ). Figura chiave dell’estrema destra europea e ultranazionalista da quando ha incontrato Jörg Haider, storico leader del FPÖ.
Da allora, ha costruito una carriera politica basata su una retorica incendiaria, xenofoba e populista. Il suo linguaggio mescola slogan nazionalisti (ma non ci stupisce) con attacchi personali (ci stupisce ancora meno). Insomma, per portare il FPÖ al 29,2% ha avuto bisogno di un buon mix di populismo, violenza verbale, discriminazione e linguaggio nazista.
Sì perché non è passata inosservata l’autoidentificazione di Kickl come “Volkskanzler”, o “cancelliere del popolo”. Non so se ricordate l’ultimo leader politico a definirsi così. Qualche indizio: Germania, 1933, propaganda.
L’obiettivo era mostrarsi come il rappresentante autentico del popolo tedesco, legittimare il suo potere come una voce diretta della nazione, scavalcando i partiti politici tradizionali e concentrando il potere nelle sue mani.
Kickl è figlio dei nostri tempi, quindi utilizza a volte espressioni più moderne, ma la sostanza è la stessa. Fa leva sulle paure della popolazione, specialmente riguardo all’immigrazione e alla crisi economica. Durante la pandemia, ha usato i social per promuovere teorie cospirazioniste e scagliarsi contro le misure sanitarie. Attacca i diritti umani, i media ostili e l’immigrazione.
Insomma parliamo di una strategia di controllo della narrazione simile a quella dei regimi totalitari. Tra i suoi slogan più famosi spiccano attacchi violenti agli avversari politici, definiti “Volksverräter” (traditori del popolo), e la frase “Heimatliebe statt Marokkanerdiebe” (quelli che amano la patria invece dei ladri marocchini), che richiamano direttamente il vocabolario dell’odio nazista.
La pericolosità di Herbert Kickl non risiede solo nelle sue idee estremiste, ma nella sua abilità di manipolare le paure collettive con una retorica che richiama spettri del passato. Ma bisogna ricordarsi che chi si presenta come salvatore del popolo, spesso, sta solo facendo leva sulla paura. E non si governa con la paura, la storia insegna.

