Storie senza zucchero, per favore

Ulisse, il primo giornalista della storia

Ulisse avventuriero, eroe, stratega, navigatore…giornalista. Insomma non riuscite a immaginarvi il caro vecchio Odisseo con un microfono in mano mentre intervista Polifemo? 

E vi dirò di più. Ulisse non è solo un giornalista, ma il primo della storia. Il motivo? La capacità di rendere visibile l’invisibile, di raccontare storie a chi non solo non le ha mai sentite, ma non sarebbe stato nemmeno in grado di immaginarle. 

Prendiamo la sua permanenza dai Feaci, un popolo pacifico che accoglie Ulisse dopo anni di peripezie. Ulisse arriva alla corte di re Alcinoo, dopo l’incontro con la bellissima Nausicaa, e gli racconta le sue avventure, svelando un mondo di pericoli, mostri e magie che i Feaci, nella loro isola idilliaca, non avrebbero mai potuto immaginare. È proprio in quel contesto che Ulisse assume il ruolo di cronista di esperienze che, fino a quel momento, erano rimaste sconosciute.

Esattamente come fa un giornalista, Ulisse porta alla luce fatti che altrimenti sarebbero rimasti invisibili. La sua narrazione non è solo una descrizione dei fatti, ma una testimonianza vissuta che arricchisce la comprensione del mondo di chi ascolta. I Feaci, abituati alla tranquillità, si trovano a disegnare nella loro mente il ciclope Polifemo, a tremare di paura davanti all’immagine della maga Circe, a navigare nello stretto di Scilla e Cariddi.

Ulisse si confronta con realtà che sembrano distanti e inaccessibili ai Feaci, ma attraverso la sua narrazione, queste realtà diventano tangibili. Proprio come un inviato speciale che riporta le sue scoperte da zone di conflitto o da mondi sconosciuti. La sua missione è far sì che il suo pubblico non solo conosca, ma viva quegli eventi attraverso le sue parole.

Ulisse incarna quindi un aspetto essenziale del giornalismo: l’arte di raccontare il mondo e di renderlo accessibile a chi non può viverlo in prima persona. È il suo racconto, filtrato dalla sua intelligenza e astuzia, a dare visibilità a ciò che rimarrebbe oscuro. 

E sono consapevole che il paragone possa risultare forzato, in fondo si raccontano storie dall’alba dei tempi. Eppure mi sembra quanto più azzeccato per descrivere la missione del giornalista. Grazie Ulisse, guidaci nell’invisibile.