Immaginate un luogo che esce dal suo ruolo, smette di essere solo uno sfondo e diventa protagonista. No, non sto dicendo cose senza senso e, a dirla tutta, nemmeno originali. Insomma, pensate al mare di Hemingway nel suo romanzo forse più famoso. Il mare è un personaggio, quantomeno semi-protagonista. Oppure pensate a New York nel “Grande Gatsby”, è una città che comunica che non fa sol oda sfondo. Ho ritrovato la stessa regola non scritta in Chiedi alla polvere di John Fante. Los Angeles non è solo lo scenario in cui si muovono i personaggi, ma una presenza viva, quasi palpabile, che influisce sulle loro vite. Fante trasforma la città in un vero e proprio personaggio, un’entità con una personalità propria: spietata, affascinante e indifferente al destino dei suoi abitanti.
Ma come può una città diventare un personaggio? È tutto nella descrizione. Los Angeles non è mai solo un luogo fisico; è polverosa, rovente, incerta. È uno specchio della mente di Arturo Bandini, il protagonista, un aspirante scrittore che cerca disperatamente di affermarsi. La città, con i suoi quartieri deserti e le sue strade dimenticate, riflette la sua inquietudine, amplificando il senso di alienazione che lo accompagna nella sua lotta quotidiana per il successo.
La forza di questa scelta narrativa sta nella capacità di rendere tangibili emozioni e stati d’animo attraverso lo spazio fisico. Los Angeles diventa una sorta di antagonista silenziosa. Non respinge Bandini apertamente, ma lo sfida costantemente, offrendo opportunità solo per trasformarle in illusioni. La città è un simbolo del sogno americano: promette successo e possibilità, ma spesso lascia dietro di sé un vuoto. Per chi, come Bandini, è povero e alla ricerca di un’identità, Los Angeles rappresenta una continua lotta tra aspirazioni e realtà.
Il modo in cui Fante usa la città per plasmare la storia è un esempio perfetto di come un luogo possa influenzare non solo i personaggi, ma l’intera trama. Ogni passo che Bandini compie nelle strade polverose di Los Angeles è una battaglia interiore: lottare per farcela o arrendersi alla disillusione. La città diventa lo specchio del suo tormento, dell’amore non corrisposto per Camilla, della sua ambizione che lo divora, della sua solitudine in una metropoli che sembra troppo grande per notare la sua esistenza.
Quando un autore trasforma un luogo in personaggio, invita il lettore a un’esperienza più profonda. Non è solo Bandini a essere perso nelle strade di Los Angeles, ma il lettore stesso si sente avvolto da quella polvere, immerso in quell’indifferenza. Fante ci fa sentire il peso di una città che osserva silente, come se fosse un gigante indifferente alle sorti dei suoi abitanti.
Ecco il potere di questa scelta narrativa: far vivere il lettore non solo la storia dei personaggi, ma anche il respiro della città che li circonda. Los Angeles, in Chiedi alla polvere, non è solo il palcoscenico, è una delle voci più importanti della storia. Una voce che parla di sogni, fallimenti, e della lotta incessante per trovare un proprio posto nel mondo. E dal mio modesto punto di vista, questo è sufficiente per consigliarvi questa lettura.

