Ho letto di recente Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, nella versione dedicata ai 50 anni dalla sua pubblicazione che contiene anche due racconti precedenti, Il pompiere e Molto dopo mezzanotte, versioni “primordiali” della storia.
Quindi oggi mi concedete di vestire i panni dell’editor (ogni tanto torno alle origini) o se preferite di analista, per ripercorrere l’evoluzione della scrittura di Ray Bradbury. Perché da bella idea Il pompiere si è evoluto nella distopia classica che conosciamo molto bene, ma ha dovuto attraversare degli step di crescita sotto molti punti di vista.
In queste stesure iniziali, l’idea centrale della distruzione dei libri è già presente, ma il racconto si concentra meno sull’interrogativo distopico e più sui legami emotivi tra i personaggi, specialmente tra Montag e due figure chiave: sua moglie Mildred e la giovane vicina Clarisse.
Nella versione definitiva, però, Fahrenheit 451 si distacca da queste esplorazioni emotive, o almeno a me sono arrivate meno.
Bradbury preferisce un tono più simbolico e una riflessione sulla disumanizzazione e sulla censura. Ha sostituito molte delle interazioni intime con una struttura narrativa che suggerisce una visione critica della società.
Miglioramenti di Fahrenheit 451 rispetto alle versioni precedenti
Tra i principali miglioramenti della versione finale spicca l’evoluzione della scrittura di Bradbury, evidente nella transizione dall’uso di espedienti narrativi espliciti al dominio della tecnica dello show don’t tell.
Le prime due versioni sono spontanee, ma risultano a tratti acerbe e caratterizzate da spiegazioni dirette che indicano una tecnica non ancora matura. In Fahrenheit 451, Bradbury dimostra una padronanza della narrazione che gli consente di trasmettere significati attraverso immagini potenti e un simbolismo d’impatto, come i “libri vivi” nella foresta, che rappresentano il tentativo della resistenza culturale di opporsi al conformismo.
La critica sociale diventa quindi più incisiva, trasformando l’opera in un attacco deciso contro la censura e il pensiero unico. Questa versione raffinata permette al lettore di cogliere la gravità delle dinamiche di una società in cui la cultura è minacciata e l’individualità è oppressa, senza essere guidato esplicitamente dal narratore.
Tutto questo nelle prime due versioni non c’è, o quantomeno è solo abbozzato, è interpretabile, ma non viene urlato attraverso il simbolismo quanto nell’ultima di versione.
Peggioramenti Fahrenheit 451 rispetto alle versioni precedenti
Se Fahrenheit 451 è più incisivo a livello di critica sociale, ha perso qualcosa dell’umanità che caratterizzava le versioni iniziali. Nei primi racconti, Bradbury enfatizzava i legami emotivi tra Montag e Clarisse, rendendo quest’ultima una presenza vivida e ispiratrice. Un esempio di questa forza emotiva è la scena della pioggia tra Montag e Clarisse, che trasmette un senso di intimità e scoperta, ma che è stata eliminata nella versione finale.
Anche il rapporto con Mildred appare più sfumato nelle versioni precedenti, rendendo il senso di alienazione più personale. Questi legami, ridotti nella versione definitiva, creavano un contrasto più netto con la freddezza della società oppressiva, aggiungendo un livello emotivo alla vicenda che, se mantenuto, avrebbe reso la critica sociale ancora più potente e incisiva.
A dirla tutta va sottolineato che il rapporto con il professor Faber invece è migliorato molto, in controtendenza con quanto detto in queste righe.
Eppure non mi stupisce, perché Faber incarna l’archetipo del “mentore” nella vicenda di Montag, il personaggio con cui Montag si confronta di più sul significato della distopia che stanno vivendo, sulla società e le sue degenerazioni. Insomma, è l’eccezione che conferma la regola.
Facciamo quindi della considerazioni finali: l’ultima versione è la migliore, perché Bradbury è riuscito a tirare fuori un romanzo distopico da una storia d’avventura, ha ragionato sulla società, anticipando i tempi, ha trasmesso veramente cosa vuol dire fare a meno dei libri e dell’umanità. Per far questo però si è perso un po’ i rapporti umani, che sono più freddi e meno emotivi.
Un bilanciamento maggiore tra l’approfondimento distopico e lo sviluppo emotivo dei rapporti interpersonali avrebbe probabilmente conferito ulteriore profondità al racconto.
Ma in fondo non si può avere tutto e questo non è altro che il mio semplice parere personale.

